Se le pareti dei macelli fossero di vetro, tutti sarebbero vegetariani...

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martedì 22 settembre 2020

Da Vegetariana a Vegan (per gli Animali): Ue ricostruisca da zero la PAC e vari una ambizios...

Da Vegetariana a Vegan (per gli Animali): Ue ricostruisca da zero la PAC e vari una ambizios...: La crisi legata al Covid 19 ha messo ulteriormente in luce la necessità di un profondo cambiamento del sistema agroalimentare, per fronteggi...

Ue ricostruisca da zero la PAC e vari una ambiziosa strategia Farm to Fork

La crisi legata al Covid 19 ha messo ulteriormente in luce la necessità di un profondo cambiamento del sistema agroalimentare, per fronteggiare l’emergenza climatica in corso e scongiurare nuove epidemie. Per questo Greenpeace chiede anche una profonda revisione dell’attuale PAC (Politica Agricola Comune), che finora ha favorito un modello di agricoltura e allevamento intensivi, destinando un terzo dei sussidi complessivi all’1 per cento delle aziende agricole europee, in relazione alle grandi estensioni di terre che esse controllano, mentre 4,2 milioni di aziende agricole, per lo più di piccole dimensioni, sono scomparse. In particolare, il sistema agroalimentare europeo si caratterizza per una forte produzione di alimenti di origine animale, al punto che circa il 70 per cento dei terreni agricoli dell’Ue viene utilizzato per l’alimentazione del bestiame, e assorbe circa un quinto del bilancio totale dell’Ue. “E’ ora di cambiare rotta. Bisogna smettere di finanziare ciecamente un sistema non più sostenibile, aiutando gli agricoltori a produrre alimenti sani e rispettosi dell’ambiente” dichiara Federica Ferrario, responsabile campagna agricoltura di Greenpeace Italia. “Per farlo è necessario infrangere il tabù dell’aumento di produzione ad ogni costo, soprattutto di prodotti che hanno un maggiore impatto ambientale come quelli di origine animale: questo è il momento per iniziare a produrre e consumare meno e meglio, utilizzando i fondi disponibili per sostenere i produttori e i consumatori in questo cambiamento e smettendo di finanziare il sistema degli allevamenti intensivi”. Gli scienziati stimano che il 31 per cento delle epidemie di malattie emergenti siano legate al cambiamento di uso del suolo e all’invasione umana nelle foreste pluviali tropicali. Allevamento e agricoltura industriali ne sono tra le principali cause: motore della distruzione delle foreste, della perdita della biodiversità e della riduzione del loro importante contributo alla lotta ai cambiamenti climatici. Per questo la scienza è ormai concorde nell’indicare una drastica diminuzione della produzione e del consumo di carne come uno degli interventi chiave per proteggere la salute umana, l’ambiente e il clima. “Produciamo troppa carne. Anche in Italia il settore era già in crisi molto prima della pandemia di Covid19; non a caso parte dei fondi già stanziati dal governo e di quelli che saranno resi disponibili con il Decreto Rilancio sono destinati proprio a far fronte a questa “crisi di sovrapproduzione”, attraverso misure come lo stoccaggio delle carni o l’ammasso di formaggio e cagliate. Mai come in questo momento è dunque necessaria una visione ampia e strategica su come utilizzare le risorse, incoraggiando modelli di produzione e consumo ecologici e restituendo dignità a chi lavora sul campo per produrre il cibo che arriva sulle nostre tavole. Le strategie europee in uscita oggi, devono affrontare questi nodi” conclude Ferrario. LEGGI L'ARTICOLO: https://www.greenpeace.org/italy/comunicato-stampa/11578/ue-ricostruisca-da-zero-la-pac-e-vari-una-ambiziosa-strategia-farm-to-fork/?fbclid=IwAR0-nhcae_gF0QIEVaIVPuFNFxa6Txg_MGhTzjXdYrkv4OyHskdrUFXWBy4

mercoledì 15 luglio 2020

Come saremo a tavolaSempre meno carne nel futuro post-Covid?


 

La rinuncia alla carne è sempre più vicina. Il coronavirus ha accelerato una svolta nei consumi alimentari mondiali, come racconta il caso degli Stati Uniti. A maggio l’industria americana della carne ha registrato un calo del 24 per cento della produzione e della distribuzione rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un dato legato alla paura del virus, ma che mostra una tendenza generale che viene da lontano. Negli ultimi dieci anni, in Italia il consumo di carne pro-capite è calato di 5,4 kg così come il volume di carne prodotta nei macelli, sceso di 4,5 milioni di quintali, mentre è aumentato di 37 milioni il numero di animali macellati. Dati che indicano come nel decennio 2009-2019 siano cambiati i cibi che serviamo a tavola.
«Il caso statunitense insegna che i consumi stanno cambiando», afferma Valentina Taglietti, responsabile del programma Menoperpiù di Essere Animali Onlus. Un progetto che mira a cambiare i consumi collettivi, promuovendo una food policy sostenibile che non danneggi l’ambiente. «Le prime evidenze scientifiche dimostrano come il coronavirus attacchi le persone affette da patologie cardiovascolari o diabete, aggravate da un consumo eccessivo di carne. Inoltre, i macelli si stanno rivelando tra i focolai più insistenti del Covid-19». Anche in questa fase, dove la ristorazione collettiva è inesistente, il progetto Menoperpiù continua: «In questo periodo stiamo preparando una road map da mandare alle amministrazioni comunali per promuovere un nuovo modo di sedersi a tavola nelle mense aziendali che punti piuttosto sul consumo di frutta, legumi e semi che su carne e pesce. Un approccio certamente più sano, che aiuterebbe tutti dal punto di vista alimentare ed economico», afferma la responsabile del progetto.
Una linea ecosostenibile che sembra essere condivisa anche dalla nuova politica agricola dell’Unione Europea. «Presto verrà redatto il nuovo documento sulla Politica Agricola Comune (Pac) che rimarrà in vigore dal 2021 al 2027. La presentazione della strategia “Farm to fork” sembra incoraggiante: nel documento si ribadiscono principi importanti come la sostenibilità dei sistemi alimentari. Tuttavia, ci sono ancora indicazioni troppo generiche riguardanti la carne e la sua pericolosità».
La ragione di tale vaghezza è presto detta. «L’Unione Europea cerca di preservare gli interessi delle aziende e di migliaia di posti di lavoro ma le indicazioni emerse dal documento “Farm to fork” mostrano che un altro futuro è possibile per i cittadini europei», spiegano dall’azienda. Le 20mila adesioni alla Settimana veg, organizzata da Essere Animali Onlus, sono un primo segnale. «È incoraggiante che così tante persone abbiano deciso autonomamente di rinunciare alla carne in favore di cibi vegani. È un primo passo per un mondo post-Covid 19 più green e soprattutto più consapevole».
*In collaborazione con il Forum Compraverde – Buygreen

martedì 16 giugno 2020

Meno allevamenti intensivi, meno epidemie


Meno allevamenti intensivi, meno epidemie. Le storie dei virus emergenti raccontano una verità semplice che preferiamo ancora ignorare.


Non è facile contarli, ma secondo le stime pianeta verrebbero allevati 70 miliardi di animali, 9 ogni persona, ogni anno (moltissimi di più se si contano anche i polli, i pulcini maschi e i pesci). Gran parte di questa popolazione è cresciuta in allevamenti intensivi.

Nel 2017 la produzione di pollame rappresentava ben oltre il 37% della produzione mondiale di carne complessiva: miliardi di animali, spesso allevati in modo intensivo (secondo un’indagine di Essere Animali, in Italia il pollame è allevato in modo intensivo nel 99,8% dei casi)

Questa enorme massa di volatili è soggetta a ripetute epidemie, causate da virus influenzali di tipo A, fra cui H5N1, H7N9 e H9N2, che, come tutti i virus influenzali, sono in grado di mutare con gran facilità e combinarsi con altre varianti ospitate in maiali e cavalli. I virus influenzali aviari abitano diverse specie di uccelli selvatici (sterne, oche, quaglie, anatre…) e possono effettuare un salto di specie quando entrano in contatto con volatili da allevamento. Nel 2015, per esempio, un virus del sottotipo H5N2 ha scatenato un’epidemia negli allevamenti avicoli degli Stati Uniti. 
Per contenere il contagio e limitare al massimo la possibilità che il virus riuscisse a diffondersi anche fra gli esseri umani, sono stati abbattuti più di 43 milioni di volatili in 15 stati. 

Come ha sottolineato la FAO in un rapporto del 2013: “La salute degli animali da allevamento è l’anello debole del sistema sanitario globale”. David Quammen, nel suo Spillover (Adelphi, 2014), lo ribadisce in modo chiaro:
Qui non si tratta più di zibetti selvatici, ma di allevamenti su scala industriale. È quasi impossibile fare lo screening a tutti i maiali, manzi, polli, anatre, pecore e capre per verificare la presenza di un nuovo virus prima di averlo identificato, e gli sforzi in questo senso sono solo agli inizi. Le pandemie di domani potrebbero essere oggi nulla più di un ‘piccolo calo di produttività’ in qualche settore zootecnico dove si pratica l’allevamento intensivo.
La facilità con cui un’epidemia può diffondersi fra gli animali da allevamento è disarmante. Quella causata dal virus della peste suina africana (ASFV), patogeno in grado di causare una febbre emorragica la cui mortalità sfiora il 100%, ne è un esempio lampante. Il virus ha la capacità di sopravvivere anche nella carne processata ma, per fortuna, è innocuo per l’uomo. L’epidemia attualmente in corso è scoppiata nel 2007, in diversi Paesi dell’Europa dell’Est.
L’enorme massa di volatili allevati è soggetta a ripetute epidemie, causate da virus influenzali di tipo A, fra cui H5N1, H7N9 e H9N2, che sono in grado di mutare con gran facilità e combinarsi con altre varianti ospitate in maiali e cavalli.
Siamo di fronte a una fattoria in costante ampliamento. Il fattore del nostro esercizio di immaginazione è sempre al lavoro per allargare il recinto che ospita i suoi animali.

Il settore zootecnico è una bomba a orologeria, un sistema che dovrebbe essere ripensato, a cominciare dalle domande etiche che la filiera produttiva della carne e di tutti i prodotti di origine animale solleva.


https://www.iltascabile.com/scienze/allevamenti-intensivi-epidemie/ 

venerdì 12 giugno 2020

Soffocati con la schiuma, annegati o infilzati: con la chiusura dei mattatoi, milioni di animali negli USA vengono abbattuti con metodi “disumani”





Un video che fa stringere il cuore arriva direttamente dal web. Nel filmato si vedono centinaia di polli, allevati all'interno di un recinto in condizioni davvero al limite, che vengono brutalmente uccisi tramite soffocamento.

Il metodo per sterminare i poveri animali è la schiuma: i polli, infatti, vengono completamente ricoperti di schiuma fino a non poter respirare più.

Nonostante gli animali cerchino in tutti i modi di sfuggire al loro destino, accalcandosi gli uni sugli altri, per loro non ci sarà più nulla da fare.


ALTRO VIDEO DI POLLI UCCISI BRUTALMENTE CON LA SCHIUMA: https://www.facebook.com/watch/?v=10153299347232179
La schiuma anti-epidemia - Uccide 15.000 polli in meno di 15 minuti. Ricorda niente? I I polli, si sa, vengono allevati in gran parte del mondo (Italia inclusa) su scala industriale (vedi https://goo.gl/TDY0Ik). I 
https://www.facebook.com/watch/?v=10153299347232179



Per i 3 articoli apparsi su Greenme.it

1) Negli USA persino gli allevatori sono scioccati di dover abbattere gli animali direttamente in fattoria (e non sanno più come smaltire le carcasse)
qui


2) I mattatoi sono i nuovi focolai di coronavirus (anche in Italia) 
qui


3)  Soffocati con la schiuma, annegati o infilzati: con la chiusura dei mattatoi, milioni di animali negli USA vengono abbattuti con metodi “disumani”
qui