Se le pareti dei macelli fossero di vetro, tutti sarebbero vegetariani...

lunedì 8 giugno 2020

L’insegnamento della Covid19: mai più allevamenti, diventiamo tutti vegan



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https://www.viverevegan.org/linsegnamento-della-covid19-mai-piu-allevamenti-diventiamo-tutti-vegan/?fbclid=IwAR3vp6UK8gpmEYboWgLQw36VJTcABgcRAevpXgZq7qvd90EinJo_3CpPlyw#.Xt5Z8p9Kflc.facebook

Attualità: Allevamenti intensivi, vulnerabili alle pandemie e colpevoli di crearle. Viene sconsigliato agli investitori di investire sia sulle carni, sia sul petrolio.


LEGGI L'ARTICOLO QUI:
https://amp.agrifoodtoday.it/attualita/allevamenti-intensivi-nuove-pandemie.html?fbclid=IwAR195f-8GBs9uevFqI1nnUdlBqov7jmj-ApkFoCt0Ako4gVsnPKDWCxzzGA#referrer=https%3A%2F%2Fwww.google.com&amp_tf=Da%20%251%24s



Manifesti animalisti in tutta Italia – giugno 2020

In questo mese di giugno, con il progetto Comunichiamolo, Progetto Vivere Vegan affiggerà mega manifesti con un messaggio animalista in molte città italiane. Sarà la campagna “40.000 al secondo” – ideata da Campagne per gli Animali – a veicolare questo nostro messaggio in favore degli Animali.

Nel manifesto, la figura dell’artivista, Alfredo Meschi, conosciuto per il suo corpo tatuato con 40.000 X in memoria degli animali uccisi in un solo secondo, tiene in braccio una gallina portata in salvo.
I polli, le galline e i pulcini, sono, dopo quelli marini, gli Animali soppressi in numero maggiore. Per produrre carne bianca e uova il processo produttivo è spietato. Nella selezione i pulcini scartati vengono uccisi, tritati vivi; i polli destinati alla produzione di carne sono fatti crescere a dismisura e uccisi giovanissimi; le galline ovaiole sono costrette a produrre uova in ambienti incompatibili con la loro natura per poi essere uccise per la loro carne.
Pochi parlano di queste pratiche crudeli, mentre le pubblicità delle aziende che basano la loro attività sullo sfruttamento degli animali, li raccontano fortunati e felici della loro vita negli allevamenti e persino lieti di finire morti sulle nostre tavole imbandite. Tutte falsità.
Noi vogliamo dire la verità su questi luoghi e sulla sorte di questi 40.000 animali uccisi nel mondo ogni secondo. Vogliamo portare l’attenzione su quello che accade veramente agli animali sfruttati. Affinché le persone prendano consapevolezza e possano scegliere. Perché il futuro è vegan!

Queste le città che vedranno i grandi manifesti:

Bari, Bologna, Brescia, Padova, Palermo, Parma, Reggio Calabria, Trieste, Venezia, Milano, Napoli, Rimini, Roma, Verona, Cagliari, Genova, Torino.
Abbiamo potuto raggiungere questo primo grande risultato grazie alla generosa offerta di una persona che ringraziamo con grande affetto anche da parte degli Animali che così riusciremo a salvare.
Ma il nostro obiettivo è andare oltre: con il tuo aiuto possiamo coprire altre città e affiggere altri manifesti. Finita questa prima affissione di giugno vogliamo farne altre nei mesi a venire perché solo così potremo essere incisivi, contrastare le pubblicità ingannevoli e diffondere la cultura vegan.
Supporta il nostro lavoro dando voce a questo progetto e sostieni il nostro impegno condividendo questo post oppure con una donazione sul sito VIVEREVEGAN.ORG

https://www.viverevegan.org/manifesti-animalisti-in-tutta-italia-giugno-2020/?fbclid=IwAR07z-y1DRbH9bqDZ5Ywn-o2SAOf1abQWf54sfNwd-R8TMCdLIfZHQsIAoU#.Xt5ZnA43rZc.facebook



venerdì 5 giugno 2020

Una sconvolgente indagine di Essere Animali. L'incubo dei Pulcini.




Vai all'indagine qui:

https://www.essereanimali.org/incubo-dei-pulcini/



Il crudele trattamento dei polli. Firma la petizione per favore.


Attenzione IMMAGINI FORTI.

Per il servizio andato in onda giovedì 4 giugno al Tg1 orario cena, indagine sotto copertura dell'associazione Essere Animali, qui:


https://www.essereanimali.org/crudelta-polli-aia/



IL CRUDELE TRATTAMENTO
DEI POLLI

Un investigatore di Essere Animali ha lavorato sotto copertura per diversi allevamenti fornitori del marchio AIA.
FIRMA LA PETIZIONE
17243 hanno già firmato
GUARDA IL VIDEO DELL'INDAGINE




Queste immagini documentano l’intero ciclo di allevamento del pollo e sono state filmate
con una telecamera nascosta da un infiltrato di Essere Animali, assunto per un mese in una 
grande azienda del Piemonte proprietaria di diversi allevamenti e fornitore di AIA, il 
principale produttore italiano di carne avicola.
Quella dei polli è una breve vita di sofferenza. Selezionati per ingrassare velocemente 
e nutriti con mangimi iperproteici, il peso del loro petto è tale che quando vengono mandati
al macello, a sole sei settimane di vita, hanno difficoltà a deambulare, problemi cardiaci 
e respiratori. Sono allevati in capannoni che possono contenere sino a 30.000 animali, 
20 per metro quadrato, senza la possibilità di accedere all’aperto.

Guarda l’indagine

Ciò è crudele verso gli animali e un problema di salute pubblica. 
Per la comunità scientifica questi allevamenti facilitano la diffusione di virus pericolosi per gli esseri umani. 
Inoltre, come documentato nella nostra indagine, per mantenere in vita il maggior numero di animali si ricorre 
a un uso massiccio di antibiotici, somministrati a tutti i polli a scopo preventivo, una modalità questa che è fra 
le cause dell’antibiotico resistenza.
Ci sono poi le violenze e le negligenze degli operatori 
nei confronti degli animali. 
Gli allevamenti intensivi sembrano zone buie dove 
nemmeno le minime leggi di protezione 
degli animali sono rispettate. 
Pulcini appena nati scaricati con una violenza al punto da 
ferirli o ucciderli, animali malati gettati ancora vivi tra i 
cadaveri o soppressi dopo ore di agonia, 
polli falciati con la motozappa che rivolta la lettiera.
Abbiamo depositato denuncia nei confronti dei responsabili, ma il problema non si esaurisce qui. 
Oltre 500 milioni di polli sono macellati ogni anno in Italia. 
Si tratta della carne più consumata, spesso scelta come sostituta della carne rossa, 
ma proviene da sistemi intensivi che possono costituire un pericolo per la nostra comunità 
e sono causa di gravi sofferenze per gli animali.
È ora di cambiare. Firma per una riforma delle leggi sulla protezione degli animali e scegli 
un’alimentazione a base vegetale.

ATTIVATI!
Le tue azioni sono fondamentali per fermare queste crudeltà

Attenzione IMMAGINI FORTI.

Per il servizio andato in onda giovedì 4 giugno al Tg1 orario cena, indagine sotto copertura dell'associazione Essere Animali, qui:


https://www.essereanimali.org/crudelta-polli-aia/

mercoledì 3 giugno 2020

Renditi veicolo di informazione. Gli animali hanno bisogno anche del Tuo aiuto!!! Volantini e adesivi liberamente scaricabili da web.

Ecco il sito di riferimento:


https://volantinianimalisti.weebly.com

La produzione di UOVA uccide...MOLTI più animali di TUTTA la produzione di CARNE ROSSA.




PER IL VIDEO: qui
PER ALTRE INFO: qui

Riguardo ai pulcini tritati, dovremmo aggiungere che la 'simpatica' prassi di tritare i pulcini riguarda anche gli allevamenti per la produzione della misera carne di pollo, in quanto gli stupidi umani hanno 'idolatrato' come gusto e 'consistenza' della carne di pollo soltanto la carne delle femmine, pertanto purtroppo Vi devo comunicare che i pulcini vengono tritati anche per produrre carne di pollo :(

(Lo scrivo in riferimento al dato indicato tra le prime righe a questa pagina web: https://www.agireora.org/attivismo-animali/gruppo-difesa-indifesi-3250.html, in cui diciamo che i pulcini vengono tritati solo nelle industrie delle uova, quindi poi il conteggio del numero delle vittime tra questi animali risulterà almeno di 66 volte di più il numero totale di vittime degli altri animali).


Le uova senza uova

LE UOVA SENZA UOVA.

Dopo la carne senza carne, e il pesce senza pesce, ecco a voi...



Negli ultimi due anni la ricerca sulla “carne senza carne”, cioè quella a base vegetale, ha fatto enormi progressi, e negli Stati Uniti si cominciano a vedere i risultati: dalla prossima settimana, per esempio, la catena di fast food Burger King estenderà a tutto il paese la vendita del suo “Impossible Whopper”, un panino il cui hamburger è di origine vegetale e non animale, finora disponibile solo in pochi ristoranti. La “carne senza carne” ha un gusto sempre più simile alla vera carne, ed è sempre più economico produrla. C’è anche chi ci sta provando col pesce, che per certi versi è più semplice da riprodurre, anche se per ora è un settore molto più indietro. Ma c’è un altro alimento di origine animale estremamente diffuso in buona parte del mondo e che qualcuno vorrebbe produrre partendo dalle piante, come ha raccontato di recente il sito Vox: le uova.

Un sandwich di uova senza uova. (JUST Egg)
Per molti aspetti, infatti, la produzione industriale di uova presenta criticità simili a quelle della carne. Le galline allevate per le uova vivono normalmente ammassate a migliaia in angusti pollai, senza vedere la luce del sole, esposte a un gran numero di malattie e a vari problemi fisici per gli innaturali ritmi con cui depongono le uova (intorno alle 250-300 all’anno). Per come funziona il ciclo produttivo industriale della carne di pollo e delle uova, poi, c’è il problema dei pulcini maschi: visto che da adulti non depongono uova e hanno una carne meno pregiata, nella maggior parte dei casi vengono uccisi appena nati. È una pratica che ogni anno, in tutto il mondo, porta all’eliminazione di 4-6 miliardi di pulcini, che vengono soffocati o tritati e poi usati spesso per produrre mangime per altri animali.
Ci sono vari tipi di certificazioni che garantiscono alcuni minimi livelli di tutela per le galline. Ci sono alcune società che praticano la “tutela del pulcino maschio”, che cioè non lo uccidono alla nascita allevandoli fino a che diventano galletti e capponi, per essere poi macellati; c’è poi la certificazione di allevamento a terra, che quindi esclude l’utilizzo di gabbie; quella dell’allevamento all’aperto, che garantisce un limitato periodo giornaliero in cui le galline possono stare fuori dal pollaio; e infine quella dell’allevamento biologico, che garantisce che le galline non siano trattate con ormoni e antibiotici, che razzolano anche un po’ all’aperto e che hanno una dieta più varia.
Anche i migliori pollai destinati alla produzione industriale di uova, però, presentano alcune delle criticità normalmente associate agli allevamenti intensivi. Ma ci sono culture – come quella europea o americana – in cui l’uovo è uno degli ingredienti principali della dieta, e per questo, come per la carne, ci sono società che stanno provando a produrre alternative a base vegetale, anche se è più difficile.
La difficoltà principale è che l’uomo usa l’uovo per una quantità spropositata di preparazioni alimentari: le mangia sode, strapazzate, fritte, le usa per preparare dolci, pasta, salse, impanature. Per trovare un sostituto vegetale efficace a un prodotto di origine animale, bisogna sapere innanzitutto come verrà cotto: in questo modo, si può cercare un’alternativa che, pur avendo origini totalmente diverse, può diventare un’approssimazione accettabile una volta sottoposta alla stessa preparazione. Ma la materia prima di cui sono fatti i migliori hamburger vegetali non è adatta per essere cucinata in tutti i modi in cui può essere usata la carne rossa, dal bollito al ragù alla tagliata.
È per questo che alcuni tra i primi esperimenti di uova di origine vegetale non assomigliano per niente a delle uova: Follow Your Heart, un’azienda americana, produce per esempio una polvere – venduta in confezioni di carta simili a quelle delle uova tradizionali – che se amalgamata con un po’ d’acqua produce un ammasso grumoso che, cotto in padella, assomiglia alle uova strapazzate.
Ma c’è chi ha provato a fare il passo successivo, creando un composto vegetale che, seppur nemmeno lontanamente versatile come l’uovo, può diventare più di un singolo piatto. È la società JUST, che quando cominciò si trovò subito davanti alla difficoltà di trovare un ingrediente vegetale che si comportasse come l’uovo in fase di cottura: dopo una lunga ricerca e centinaia di tentativi, individuò l’alternativa adatta in un legume diffuso soprattutto nel Sud Est asiatico e conosciuto come fagiolo indiano verde, o fagiolo mungo verde. Da lì, JUST ha sviluppato un liquido giallastro che vende in bottiglie di plastica, una caratteristica meno ecologica degli imballaggi di carta delle normali uova, anche se secondo Vox il totale dei rifiuti derivanti dalle confezioni è inferiore.
JUST una volta si chiamava Hampton Creek, ma ha cambiato il nome dopo uno scandalo che rivelò che la società pagava i suoi stessi dipendenti perché comprassero i suoi prodotti, aumentando i dati relativi alle vendite per ottenere finanziamenti. Da allora la società ha attraversato vari cambiamenti, e ad oggi dice di aver venduto l’equivalente di 10 milioni di uova in forma di liquido vegetale. Il liquido è disponibile in alcune delle principali catene di supermercati americani, e recentemente la società ha annunciato una collaborazione con il gruppo italiano Eurovo per distribuirlo anche in Europa. Secondo Forbes, JUST spedirà in Europa soltanto l’uovo vegetale concentrato, a cui saranno poi aggiunti acqua e olio e che sarà imbottigliato da Eurovo. Il liquido prodotto da JUST, comunque, non può fare quello che può fare un uovo sbattuto. Si possono fare uova sbattute e omelette, con risultati esteticamente praticamente perfetti, e con un gusto che «ci si avvicina molto», secondo Vox, ma JUST sconsiglia di usarlo per preparare una torta.
Una prospettiva guardata con grande interesse da chi produce “uova senza uova”, però, sono le grandi società alimentari o i ristoranti. Per molti versi, infatti, venderle potrebbe essere più facile, perché non ci sarebbe la tradizionale diffidenza dei clienti per un prodotto nuovo, se il risultato finale fosse lo stesso. Dal punto di vista del processo produttivo, poi, potrebbe presentare vantaggi anche utilizzare su larga scala un liquido che può essere prodotto in grandi quantità senza passare per piccoli contenitori i cui frammenti non devono assolutamente finire nel prodotto finale.

Una gallina per amica, aumentano le famiglie che la scelgono come animale domestico


Torino - Per ora sono ben lontani dall’insidiare il primato di cani e gatti come animali domestici. Ciò non toglie che, dagli Usa all’Europa alla Nuova Zelanda, ovunque sembra in aumento il numero di chi li sceglie al loro posto.
Sono polli, galli e galline, che sempre più famiglie prendono inizialmente per motivi di carattere economico (la disponibilità di uova) ed ecologico (sono ottimi per riciclare gli avanzi) finendo però poi con l’instaurare con loro un rapporto affettivo. «Li trattano come animali domestici, soprattutto se in casa ci sono bambini» spiegano dalla Surrey Poultry (pollame) Society al Guardian. Lontani i tempi in cui il pollaio era un recinto puzzolente da tenere lontano. Ora capita che questi uccelli vengano chiamati per nome, tenuti in braccio come cuccioli e sistemati nel cortile di casa o sul terrazzo. E la tendenza è in crescita.
Il Los Angeles Times annota che secondo il Dipartimento dell’Agricoltura degli Usa, in America nel 2019 i pollai urbani aumenteranno del 400%. E in Francia già nel 2011 aveva destato curiosità l’aumento del 50% delle vendite di pulcini e galline tra gli abitanti delle città. Il mercato si adegua, e cominciano a spuntare, per chi vuole andare in vacanza lasciando l’amico pennuto in mani esperte, pensioni dedicate esclusivamente a loro.
“La mia vita con Nina in un loft milanese. È intelligente, socievole e fa le fusa”
Dopo due anni di convivenza Silvia Amodio ha una certezza: «L’avevo sottovalutata». Perché Nina, giorno dopo giorno, le ha mostrato di che pasta fosse fatta. Due etti e mezzo di penne e piume, malese d’origine (razza Serama, la più leggera e, si dice, socievole), Nina, o meglio, La Nina, è una minuscola gallina che vive in un loft a Milano insieme alla sua padrona, fotografa e giornalista. Dorme nel comodino della camera da letto, con l’anta aperta, e scorrazza prevalentemente per casa - anche se ha a disposizione il cortile - scodellando dentro un sacco di tela sul divano un uovo ogni due giorni. «Lo mangia mio figlio - spiega Amodio - io sono quasi vegana».
La sua esperienza con una gallina - che racconta sulla pagina Facebook La Nina, seguita da 8.000 persone - ha l’obiettivo di ribaltare l’idea che la maggioranza ha nei confronti di questo animale, ossia carne da mettere sotto i denti. «Il pollo è il volatile più diffuso eppure lo guardiamo con sospetto. Ed è il più maltrattato». Anche per questo motivo, Nina è ambasciatrice di Animal Equality, organizzazione internazionale per i diritti degli animali.
Amodio vuole mostrare come, con una gallina, si possa condividere molto della vita. «Quest’estate siamo stati in Francia e in Versilia, e le è piaciuto rotolarsi nella sabbia. È molto docile, socievole, ubbidiente e intelligente». Se esce di casa, o se arrivano ospiti, Nina corre verso la porta. «E se la chiamo mi risponde o mi viene incontro». Racconta, al telefono mentre il figlio guarda il Gran Premio con Nina appollaiata sulle gambe, che sia molto affettuosa e talvolta faccia le fusa. «Non uso un guinzaglio, Nina sta in una cesta. Non scappa, mi sta sempre vicino, anche in spiaggia, al parco o al ristorante».
Molti, per strada, nemmeno la notano. Per altri è una piccola star del quartiere, pochi quelli che si infastidiscono. «Non mi interessa provocare né fare il fenomeno - puntualizza - sto solo sperimentando un rapporto con un animale domestico che non sia un gatto o un cane, che peraltro ho. Un rapporto che in futuro mi piacerebbe fosse studiato dai ricercatori».
Mantenere Nina costa poco («10 euro all’anno di mangime biologico») e si risparmia sulla lettiera: pare che nessuna gallina abbia imparato a fare i bisogni in un posto preciso, e Nina non fa eccezione, li semina per casa. «Ma si raccolgono facilmente ed è un animale pulito, si liscia di continuo le penne».


La sua padrona, che ammette di averla presa pensando di poterla rispedire al mittente in caso di convivenza difficile (e di essersene poi innamorata), vorrebbe contribuire, con questa esperienza, ad abbattere i luoghi comuni su questi animali, «che non sono per nulla stupidi». «Nina è curiosa, quando la porto in macchina guarda fuori dal finestrino. E una volta, giocando a una sorta di memory, mi ha spiazzata. Ero abituata al fatto che sapesse riconoscere un pulcino da un elefante. Beh, le ho mostrato il retro delle carte. Avrebbe potuto beccare a caso per ottenere una ricompensa, e invece è rimasta ferma a fissarmi. Come a dire: “In giro non mi prendi, volta la carta e vedrai che indovino”».

La gallina da compagnia: cosa consigliare agli appassionati?













Gli anni 2000 hanno visto l’evolversi della gallina ad animale da compagnia. La principale motivazione dei proprietari è ecologica: una gallina ricicla fino a 200 kg di avanzi alimentari in un anno, produce escrementi che possono essere utilizzati come fertilizzante per il giardino o il compostaggio e si nutre di insetti, lumache e chiocciole, rendendo così inutili i trattamenti chimici.
Inoltre, non si deve dimenticare che i proprietari possono beneficiare della compagnia di un animale molto socievole e raccogliere uova extra-fresche. Tuttavia, per mantenere queste galline da compagnia in buona salute, è indispensabile conoscerne i bisogni fondamentali e saper riconoscere i primi sintomi di malattia.

COME SCEGLIERE LA GALLINA GIUSTA?

Ormai comunemente inserite nel giardino di casa, le galline da compagnia hanno delle esigenze che vanno rispettate per preservare il loro benessere e la loro salute.

Nel mondo, esistono più di 200 razze di galline, ciascuna con le proprie caratteristiche: taglia (razza nana, media o grande), piumaggio, produzione orientata alle uova o alla carne. Esistono anche razze ibride, ottenute dall’incrocio di razze pure con la finalità di aumentare la produzione di uova o di carne; per esempio la gallina rossa è molto diffusa. Anche le uova possono essere più o meno grandi e a volte colorate.
L’aspettativa di vita di una gallina è variabile: da 4 a 6 anni per le razze ibride, e fino a 10 anni per le razze pure. La presenza di un gallo non è necessaria per avere delle uova, ma lo è per ottenere dei pulcini (la cova dura 21 giorni).
Il gallo è utile per cacciare gli intrusi, ma si può mostrare aggressivo e il suo canto è spesso fonte di dissapori con il vicinato. Si deve considerare l’introduzione di un gallo ogni quattro (razze nane) – dieci galline.
La gallina è un animale sociale e ha bisogno di compagnia; si raccomanda, quindi, di possederne almeno due per poter assicurar loro una vita normale. Le galline coabitano senza problemi con altre specie di volatili, mentre la presenza di un gatto, utile per limitare la moltiplicazione dei roditori (ratti, topi), rappresenta un rischio per la produzione di pulcini.
Allo stesso modo è difficile impedire ai cani di avere un comportamento predatorio sulle galline.

COME COSTRUIRE E ALLESTIRE IL PROPRIO POLLAIO?

Il pollaio deve essere facile da pulire e costruito in modo da impedire l’intrusione di predatori. È necessario sopraelevare, rispetto al pavimento del pollaio, gli spazi “notte” e “deposizione” per garantire un adeguato isolamento dall’umidità.
Le galline al crepuscolo si dispongono sui posatoi, per dormire al riparo dei predatori e dai parassiti. I posatoi devono essere adatti alla dimensione delle zampe: piatti, con i bordi arrotondati e di una larghezza sufficiente da permettere il sostegno delle dita (7 cm di media). Si deve prevedere quindi una larghezza dei posatoi di almeno 18-25 cm per gallina.
Un piano rimovibile coperto di segatura o di trucioli di legno e posizionato sotto i posatoi semplifica la raccolta quotidiana degli escrementi. La lettiera (paglia, segatura, canapa), che ricopre il pavimento del pollaio, deve essere cambiata ogni settimana. La gallina preferisce deporre le uova in un ambiente tranquillo e buio.
I nidi (un nido ogni tre), foderato di paglia o di trucioli di legno, devono essere collocati a 50-70 cm dal suolo e mantenuti puliti per evitare che le uova si sporchino. Una mangiatoia e un abbeveratoio, al riparo dalle intemperie, completano l’allestimento.
La gallina è molto più sensibile al caldo che al freddo e uno stress termico di una certa intensità potrebbe esserle fatale. Essa ha bisogno di grattare il suolo e di avere accesso a un cibo vario: una zona esterna con erba è indispensabile.
Attenzione, un’elevata concentrazione di galline trasforma rapidamente un giardino in un deserto vegetale! Conviene disporre di almeno 10-20 m2 per gallina ed effettuare delle rotazioni delle zone di razzolamento affinché la vegetazione si rigeneri.
Se la superficie disponibile è molto estesa i gallinacei rispetteranno le piante, ma conviene proteggere i giovani germogli. Il parchetto esterno deve prevedere un abbeveratoio, degli arbusti (nascondigli, rifugi, riserve di insetti), zone d’ombra, una vasca di sabbia per i bagni di polvere. Le siepi proteggono le galline da eventuali predatori e impediscono loro di scappare (prevedere 1 metro di altezza per le razze pesanti e 2 metri per quelle leggere).
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